Recensioni critiche

Catalogherei  l’arte di Francesco Galletta in quel filone di arte folk primitiva, dalla grafica in stile country tipica degli anni  ‘50  dove compaiono visioni nostalgiche di fattorie, case coloniche, stalle, piccole città, chiese, campagne, scene di paesaggio rurale, auto, camion, moto, trattori, scene all’aperto con le barche, bande musicali di paese, processioni, uccelli, cani, gatti, pesci.
Francesco è cresciuto in Sicilia, un paese dalle forti tradizioni, e l’influenza rurale nelle sue illustrazioni deriva da questo ambiente così suggestivo dove l’Artista ha trovato la sua ispirazione, soprattutto nel lasso di tempo della sua infanzia, esprimendo la  sua predilezione per un tempo più semplice, quel lontano periodo che oggi dà alla gente un sentimento nostalgico.
Sembra quasi voler dare un po’ di gioia negli spettatori della sua arte, quando riconoscono la vecchia auto di famiglia, un camion che il loro nonno ha guidato o la vecchia barca abbandonata sulla spiaggia, fuggendo così dalle preoccupazioni di ogni giorno per trascorrere un po’ di tempo nel mondo dolce e gentile di una volta.
Le sue opere mostrano la semplicità delle forme, colorazioni vivaci, i soggetti memorabili e frizzanti.
Dipinge intensi e dettagliati paesaggi di arte popolare, scene marine, giostre, principi e principesse, cavalieri, ma soprattutto gli affetti delle donne della sua famiglia.
Il suo approccio alla pittura è spontaneo e influenzato dalla naturale immediatezza di arte rurale e naif .
I  suoi quadri sono più spesso dettati dall’immaginario, e il suo uso di ombre è irregolare, anzi spesso i suoi personaggi sono senza ombre.
Francesco è un pittore autodidatta, che racconta storie come se nel nostro mondo che cambia veloce ci fosse bisogno di simboli che sono un ricordo del mondo che appartiene al suo passato.
A un certo livello, il suo lavoro è quello di realizzare una connessione con la terra natia incredibilmente prolifica di storie, trasmettendo così un senso di gioia, passione e leggerezza.
C’è una forza interiore nelle sue figure, con le loro linee decise e curve sinuose, e qualcosa di incontenibile nell’esplosione dei suoi colori. L’universo della sua immaginazione è fertile, fiorente, edificante, egualitario, un luogo in cui ogni situazione è stata trasformata in qualcosa di eterno.
Nelle sue opere di grafica stravagante e di pittura su piccoli e grandi dimensioni si cattura una energia e una forte entità di dominanza coloristica .
Il suo equilibrio tra il design, la linea e il colore nei suoi dipinti è un riflesso della sua progettazione grafica.
Sulle sue tele abbondanti ricordi di viaggi e di vita ,dove infonde queste visioni e impressioni , e ci racconta la storia  della sua terra attraverso la sua arte.

Maria Grazia Todaro
Art directordel “QueenArtStudio Gallery” – Padova
Maggio 2016


Francesco Galletta è un artista che da autodidatta ha voluto impegnarsi, fin da giovanissimo, e quasi senza averne all’inizio piena consapevolezza, su una personale ricerca all’interno di una realtà trasfigurata dal colore, dal disegno delle forme, dal mescolarsi di realismo e astrattismo.
Egli volutamente è un artista solitario, poco interessato a frequentare gruppi o ad aderire a movimenti.
Intenzionalmente oltre le mode, intenzionalmente concentrato sul proprio mondo pittorico in cui la realtà è descritta con tratti spesso da fiaba. Realismo e astrattismo, forme ben delineate e forme appena accennate, figure tracciate con attenzione e figure appena abbozzate, macchie di colore e spazi vuoti, disegno e pittura, coesistono per far dialogare l’opera con chi la guarda.
Galletta è un pittore accattivante per questa sua molteplicità di segno e di ispirazione, per la sua arte di comporre e scomporre le figure e gli oggetti, per l’energia che le sue opere esprimono, ora segnate da acute dolcezze, ora da forti contrasti di colore, ora da luce e da scuro, ora da tratti di carboncino e di pennellate leggere, tra rossi, gialli, arancioni, blu e neri di particolare incanto. Le sue opere sono il risultato di uno spirito originale, un inventore libero e appartato che riesce a ricreare il mondo di noi tutti, i paesaggi e i ricordi della nostra infanzia, i luoghi, le figure, i gesti che conosciamo, ma trasfigurati e seducenti. Nel suo lavoro è un narratore che usa segni, figure, colori, che, dapprima presenti nel suo pianeta mentale, si trasferiscono sulla tela, sulla tavola, sul cartone, sul foglio per raccontare il proprio essere e la propria ricerca di bellezza.

Massimo ZAVOLI- EXPOART Magazine, maggio 2016


L’artista così parla di se stesso

«L’immaginare il quadro o il disegno, per me, fin da piccolo è una cosa naturale; continuamente sono ispirato da tutto ciò che vedo. A volte mi basta guardare un colore, una linea, un’ombra per “costruire” l’opera. Ho sempre ritenuto che il mio vero lavoro, il senso di esso, sia l’elaborazione e l’esecuzione del quadro, dell’immagine con i suoi riferimenti alla vita reale e alle emozioni che riesce a suscitare. Una rappresentazione di situazioni, di attimi “fotografati”, a prima vista usuali, pervasi da un’aria fantastica, cosicché la scena che appare, alla fine, è vera e falsa nello stesso tempo. Ma chi la guarda è catturato da essa, viaggiando con la propria fantasia all’interno di quell’immagine. Non credo che l’opera si concluda con la sua definitiva realizzazione in quanto essa, se è opera d’arte, viceversa, inizia proprio in quel momento a nascere e a vivere grazie alle emozioni, ai sentimenti, alle suggestioni che susciterà in chi la vedrà. Infatti l’opera d’arte vive se riesce ad aprire un dialogo intimo, anche se impalpabile e delicato, con chi sa guardarla, riconoscerla, leggerla. Il valore di un’opera, infatti, per me non sta nel suo prezzo, ma in quel tributo di emotività e di riflessione che riesce a dare; questo è lo scopo dell’arte, la sua utilità, la sua ricchezza.»

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«A fine giornata e al suo inizio vado a dare un’occhiata al lavoro fatto in precedenza, ai quadri finiti e a quelli in corso; li guardo come se non fossero mie “creature”. Se mi catturano provo una sensazione di serenità e di appagamento profondi.»

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«L’opera d’arte è qualcosa che stimola i nostri sensi: non ha profumo, ma ci avvolge, non produce suoni, ma ci parla, non ha sapore, ma la gustiamo, non ha occhi, ma ci guarda e ci attira. Opera d’arte è quella cosa che riesce a colpirti, che riesce ad attrarti, che attraverso un’immagine trasmette un’ emozione, un sentimento. Sono felice quando qualcuno che guarda una mia opera dice che è “preso” da essa e che ogni volta che la guarda sembra che essa sia lì a guardare invece lui, trasportandolo nel suo mondo fantastico.»

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«Il dipinto o il disegno finito è un frammento unico di vita, un’esperienza originale e irripetibile che è stata fissata per sempre, ma che si rinnova davanti a chi ne diventa suo spettatore. Cosicché le mie opere sono oggetto di arredamento, oggetto di uso quotidiano e così vanno acquistate; ma, al contempo, sono oggetti che fanno pensare, fanno sognare, riportando frammenti di vita e di ricordi.»

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«Nelle mie opere, comunque, è sempre presente la mia Sicilia, quella delle processioni religiose, quella piena di luce e di colori, quella araba, quella della pesca, quella dei “pupi” e dei “cantastorie”.»

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«Solo apparentemente sono legato ad un modo tradizionale di dipingere; in realtà, mentre dipingo, con la matita o con il carboncino disegno sui colori per definire parti del dipinto, graffio il colore, contorno le pennellate asportandone parte di esse, traccio linee e lascio spazi vuoti ora per richiamare l’attenzione su un elemento grafico ora per lasciare che altri, guardando il dipinto, lo riempiano con i propri immaginari colori.»

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